“Vero/Falso…Eros è la vita…Metafisico è il viaggio” di Gianfranco Grosso

A-Head presenta

Personale di Gianfranco Grosso a cura di Piero Gagliardi

“Vero/Falso… Eros è la vita… Metafisico è il viaggio”

7 Giugno ore 19 – 22.30

Piazzale delle Provincie 19

Testo di Piero Gagliardi
“Tentativo di risposta fallito a un quesito posto dall’artista”

Vero o Falso? Poiché non godiamo di certezze circa il mondo esterno alla mente, la dimensione della soggettività conserva la sua purezza solo a patto di essere protetta dalla contaminazione della realtà naturale. Il prezzo da pagare, in questo caso, risulta scontato. La totale separazione tra intelletto e universo tangibile crea una biforcazione di pensiero che spinge l’individuo a procedere automaticamente verso una scelta: idealismo o scetticismo. Gianfranco Grosso, pur ponendo tale interrogativo al centro della sua ricerca artistica, non è interessato a una risposta definitiva sulla questione; per Grosso l’importante è cogliere quanto essenzialmente distingue, accomuna e rende tali i pensieri. Lo spettatore viene così invitato a impegnarsi con tutte le sue forze nel superamento della visione parziale, il punto di vista di puro istinto, per guadagnare una prospettiva più meditativa e per niente superficiale.
Partendo da questo presupposto l’artista inizia il suo viaggio metafisico.
La poetica di Grosso è una miscela di suggerimenti esterni e lavoro personale; sempre alla ricerca di nuovi modi di vedere il mondo, l’artista usa fonti di ispirazione primordiali come pensare e camminare. Scrive il filosofo francese Frederic Gros: “L’atto del camminare immerge in una forma attiva di meditazione che sollecita la partecipazione di tutti i sensi, si cammina per nessun motivo, per il piacere di gustare il tempo che passa, per scoprire luoghi e volti sconosciuti, o anche, semplicemente, per rispondere al richiamo della strada. Camminare è un modo tranquillo per reinventare il tempo e lo spazio”.
Durante il percorso, per Gianfranco Grosso, le dimensioni si annullano, il “fuori” non è più una transizione ma l’elemento di stabilità, è il “dentro” a trasformarsi in variabile.
È proprio da questa nuova visione che nascono le sue opere.
Se, come sappiamo, l’ormai celeberrimo ready-made per definizione è un oggetto “già fatto”, le opere di Grosso sono oggetti “già vissuti” che si prestano a raccontare una storia finora sconosciuta e si preparano a vivere un tempo imperituro, attraverso una nuova forma estetica più celebrativa.
Nel corso di questo viaggio l’artista incrementa la sua percezione sensoriale: gli oggetti vengono selezionati con affetto, così che il gesto diviene una forma di rispetto e delicatezza verso il loro fragile equilibrio. L’approccio risulta squisitamente romantico e sembra quasi che l’oggetto in maniera sinestetica scelga Gianfranco Grosso per evolversi in opera d’arte.
Quest’ultima, per i fitti legami che tesse con la storia, per le energie che la percorrono, per la vita dell’artista che l’ha creata e per la risonanza che ha nel destino dell’osservatore, è un gomitolo di rapporti. L’ importante è tentare di sciogliere la matassa infinita di legami che compongono l’opera e leggere la trama che la avvinghia al mondo. Il filo rosso che intreccia tutte le trame del gomitolo, che meravigliosamente unisce gli esseri umani alla creazione, è stato fin dai tempi degli antichi greci Eros, principio ordinatore dell’universo che apre alla verità, pur manifestandosi attraverso le vesti dell’apparenza e dell’inganno.
Quindi Vero o Falso?
Rispondere a questa domanda, dunque, è un’impresa ardua ma non ci spaventa, citando Marcel Duchamp: “Sarà nostra premura di contraddirci spesso, per evitare di conformarci ai nostri stessi gusti”.

Piero Gagliardi

Documentazione ed editing a cura di Mauro Giovanni Piccinini con il progetto hour -interview

Si ringrazia Casale del Giglio per la sponsorizzazione tecnica